Vaiolo delle scimmie, salgono i casi nel mondo

Rimane il tema caldo di questi ultimi giorni: il vaiolo delle scimmie, “monkeypox” nella definizione inglese, continua a diffondersi. L’ultimo giro di notizie, porta la conta in Italia a circa una dozzina di casi accertati, l’ultimo registrato un paio di giorni fa a Verona. 
Per il momento, l’unico reale comun denominatore sembra essere la partecipazione dei contagiati a feste affollate in occasione di eventi o in località gay. 

Gli ultimi due casi positivi – entrambi i pazienti, seguiti dal Niguarda di Milano, sono in isolamento al proprio domicilio, sotto osservazione e in condizioni stabili e non preoccupanti – erano da poco rientrati da Mykonos, in Grecia, e dalle Canarie. 

Le informazioni diffuse dall’Assessorato alla Salute della Regione Lombardia mettono in collegamento questi due casi con i cluster internazionali. 
La Regione Lombardia – 5 casi, un sesto è stato registrato nel Lazio ed è stato il primo caso isolato in Italia, due sospetti in Sicilia e 16 persone in isolamento in varie regioni italiane – sta per lanciare un’agenzia che si occuperà di prevenire e curare la diffusione di virus. “Siamo orgogliosi di realizzare un’importante agenzia per la ricerca, la prevenzione e la cura delle malattie infettive” ha detto la vicepresidente della Regione e assessore alla Salute, Letizia Moratti, che ha aggiunto: “Abbiamo stanziato 85 milioni di euro (nella riforma sanitaria ndr) e a breve presenteremo questa nuova agenzia che vogliamo collegare con Era (European Research Area ndr), l’agenzia che ha varato l’Europa sul tema della preparazione alle nuove pandemie”. 

Il cluster principale sembra essere stato identificato a Maspalomas, Gran Canaria, dove più o meno 80mila persone, fra il 5 e il 15 maggio scorsi, hanno partecipato a una festa no stop per il gay Pride. Questo sospetto è alimentato dal fatto che i pazienti zero registrati in Gran Bretagna, Belgio, Germania, Francia, Italia e Stati Uniti erano di rientro proprio da questa lunga serie di feste.

Il vaiolo delle scimmie è un’infezione che può trasmettersi fra animali e uomo. È nota da decenni e, come ha spiegato lunedì scorso al Tg5 il professor Antonino De Caro (Microbiologia UniCamillus), avvicinandosi la fine dell’antica copertura vaccinale antivaiolosa, non sorprende che stia prendendo nuovamente piede.

Una delle novità – pazienti contagiati dal vaiolo preso da scimmie in cattività sono noti da almeno 25 anni – è che dallo scorso anno si iniziano a registrare casi di contagio anche fra uomo e uomo.
I sintomi sono molto più lievi del vaiolo umano, la mortalità è molto più bassa (da un 3 al 10% quello delle scimmie contro il 30-35% di quello umano). La trasmissione animale-uomo avviene tramite fluidi corporei, lesioni cutanee, goccioline respiratorie emesse da animali infetti, passaggio di oggetti contaminati. Quella fra uomo-uomo pare avvenire principalmente con lo scambio di fluidi e un contatto stretto ma siamo ancora in una fase di indagine. 

Il tempo di incubazione vara tra 1 e 3 settimane e i sintomi iniziali includono febbre superiore a 38.5, mal di testa, dolori muscolari vari, ingrossamento dei linfonodi e, più o meno fra le 24 e le 48 ore dopo il contagio, la formazione delle lesioni in bocca, sulla cute, in viso, su mani e piedi. 

Al momento, l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha indicato specifiche particolari di protezione e isolamento.